Casa del Marinaio - Parco Archeologico di Pompei
La Domus del Marinaio si trova all’interno della Regio VII, nell’insula 15 nei pressi del Foro, e deve il suo nome al mosaico d’ingresso, parzialmente conservato che raffigura 6 navi ormeggiate. Lo stato di conservazione dei materiali pre-intervento cambia a seconda del materiale stesso: all’interno della Domus si distinguono superfici pavimentali, superfici intonacate ed elementi lapidei.
I pavimenti sono costituiti da mosaici o superfici in battuto di cocciopesto o pietra lavica. Questi sono, in situ, ma ampiamente lacunosi, con bordature e lacune integrate grossolanamente con idonee malte cementizie prive di ogni funzione. La malta tra le tessere è quasi completamente assente. I distacchi del tessellato dagli strati di allettamento sono estesi. Numerose le lacune con perdita delle tessere. Molteplici sprofondamenti causano evidenti deformazioni e fratture.
Anche le superfici intonacate, si presentavano in stato di avanzato degrado e solo in alcuni rari casi mostrano tracce di cromia. In sintesi, le principali forme di degrado osservate sono le seguenti:

-         depositi superficiali incoerenti (particellato atmosferico, terriccio, residui derivanti dai processi di decoesione e polverizzazione dei litotipi delle strutture murarie) e depositi coerenti;

-         patine biodeteriogene e, localmente, infestazione di vegetazione superiore;

-         distacchi tra supporto murario e strati dell’intonaco;

-         fatturazione causata da assestamenti;

-         stuccature cementizie, presenti sui bordi dei lacerti e in corrispondenza di lesioni e lacune;

-         alterazioni cromatiche localizzate, costituite da vistosi segni di dilavamento di acque meteoriche;

-         decoesione e polverizzazione della pellicola pittorica e dei materiali costitutivi,
I materiali lapidei, infine, sia vulcanici che calcarei, presentavano estesi attacchi biodeteriogeni anche con piante infestanti superiori, presenza di depositi coerenti e incoerenti, decoesione dei componenti dovuta alla prolungata esposizione agli agenti atmosferici, depositi concrezionali dovuti al dilavamento di elementi metallici ossidati.
I lavori di restauro sono partiti dagli intonaci degli ambienti, ha seguito l’intervento di restauro conservativo dei piani pavimentali in mosaico, il restauro dei pavimenti in battuto,  e ove presenti, gli elementi lapidei, inclusa la fontana “del Gallo”, che prende il nome dal bassorilievo che appunto raffigura un gallo, ed è l’unica fontana di marmo presente a Pompei..